§ EPIGRAFI

Iscrizioni giulianesi




Giovanni Prontera



Qualche pensiero dei nostri antenati è affidato ad iscrizioni latine, tranne una, in italiano. Queste ancor si leggono, corrose dal tempo, in Giuliano di Lecce, mio paese natale.
In via Regina Elena, sull'architrave di una porta secondaria, di proprietà Fuortes, si legge: "Noli diligere somnum, ne te egestas opprimat. Quae parasti, cuius erunt lucro sunto. A. D. 1778". "Non amare il sonno per non essere oppresso dal bisogno. I beni, che hai procurati, siano di guadagno per l'erede".
E' superfluo notare che in una società preminentemente agricola, in cui il lavoro massacrante, il labar improbus, (almeno per gli humili genere nati) era necessario antidoto contro la miseria, è superfluo, dico, notare che in tale ambiente doveva risuonare, ammonitore e pungolante, l'invito: "Non dormire".
La seconda parte, invece, molto profonda, anche se paternalistica, (ma in quei tempi il tono paternalistico non era scandaloso, com'è oggi talvolta anche il tono paterno), è un avvertimento serio all'erede a considerare un guadagno da custodire gelosamente ciò che formava la sua eredità. Ma in questo mondo "Perpetua vice hominum res mutantur", con vicenda perenne cambiano le cose degli uomini, perché "Or puoi veder, figliuol, la corta buffa / del ben che sono commessi a la Fortuna" (Dante-inferno, Canto VII; versi 61-62), che "Permuta" a tempo li ben vani / di gente in gente e d'uno in altro sangue, / oltre la difension di senni umani" (verso 79-81).
Un'altra iscrizione, proprio di fronte al Palazzo Fuortes, in piazza S. Giovanni. Riportata sull'architrave della finestra di una stanzetta, un tempo aula disastrata delle scuole Elementari, si legge, in caratteri anch'essi consunti "Annorum serie": "Vide manticae quocl est in tergo". "Vedi della bisaccia la parte che sta clietro". L'ammonimento evangelico a non additare la pagliuzza nell'occhio del fratello, ignorando la trave che impedisce la propria vista, è evidente, com'è facile il richiamo della favola di Fedro: "Yuppiter nobis duas imposuit peras = Giove ci mise addosso due bisacce ... ", per cui il poeta di Lesbia osservò: "Nos non videmus manticae quod in tergo est".
Senso di ottimismo invece, di fiducia nell'avvenire, spira dal verso virgiliano (Eneide, libro 10, verso 207): "Durate et vosmet rebus servate secundis. A. D. 1854": "Resistete e conservatevi per eventi prosperi", riportato sul frontone di una casetta, nella stessa via Regina Elena, nello spiazzo in cui è infisso ancora, pur se infranto e rattoppato più volte, il vecchio menhir. Così Enea incoraggia i suoi Troiani scampati al naufragio, facendo loro presente che pericoli ben più gravi avevano affrontato e superato (Scilla e Cariddi, il Ciclope Polifemo). Le difficoltà, le disgrazie non devono prostrare, ma incitare a non cadere, a dominare gli eventi, fiduciosi in un domani migliore.
Sull'ingresso poi di un frantoio oleario sotterraneo, il "Trapetum", si legge un'iscrizione, datata 1789, in cui si avverte l'anelito all'autonomia, alla non soggezione, a quella libertà che venne proclamata proprio con la Rivoluzione Francese dello stesso anno. Questo il testo: "Non spe lucri, sed libertatis posuit". "L'ha costruito non con la speranza del guadagno, ma della libertà".
Profondo e saggio l'ammonimento di questa iscrizione, italiana questa volta, datata 1776, sull'arco del portone di ingresso nel frantoio Fuortes, nella stessa via Regina Elena:

Pur di me saprete
pensate in voi
e poi di me direte.

Sembra quasi la parafrasi del "Chi èsenza peccato, scagli la prima pietra".
E per concludere, mi piace riportare l'altra iscrizione che si può leggere sulla finestra di una casupola a pianterreno, sempre in via Regina Elena, che è un vero programma di vita:

Virtus invidiam frangit
Labor fortunam conciliat
Humilitas fortiora vincit.

"La virtù frantuma l'invidia. Il lavoro favorisce la fortuna. L'umiltà vince prove, piuttosto aspre". Quale migliore esaltazione delle tre doti che fanno grande un uomo: virtus, labor, humilitas?


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