Letture meridionali/ 2

Tra Paradiso e Inferno il Sud che non si arrende




F. C.



Il sillogismo che propone il pamphlet di Giorgio Bocca è troppo semplice e scontato, malizioso e provocatorio, aggressivo e devastante per essere vero: se in Italia esiste un Inferno, ed è il Sud, da qualche parte della penisola dev'esserci un Paradiso. E naturalmente il Paradiso è il Nord.
Dopo centotrentadue anni dall'unità del Paese, resiste tuttora la contrapposizione Nord-Sud, il contrasto tra due società antitetiche, tra due sistemi economico-sociali diversi.
La polemica leghista, alimentata e sostenuta dalla dignità intellettuale di Giorgio Bocca e dei suoi caudatari, descrive l'inferno del Sud come il regno della malavita, della corruzione, della inefficienza e del degrado. Al contrario nel paradiso nordista tutto è efficienza, buon governo, moralità pubblica, elevata qualità della vita.
Tutto è semplice in apparenza. La realtà si è incaricata di demolire il teorema di Bocca e le sicurezze di Bossi. La divisione manichea tra un Nord efficiente ed europeo, moderno ed avanzato, ed un Sud centro di dilapidazione del denaro pubblico è stata sepolta sotto le macerie e le miserie di tangentopoli. La cultura del pregiudizio e del sospetto ha prodotto veleni e vendette dalle cui devastazioni si stenta a trovare la via d'uscita.
E' parso opportuno a due giornalisti napoletani, Ciro Paglia e Gennaro Sangiuliano, scoprire il volto vero del paradiso nordista, compiendo un viaggio nel profondo Nord, di cui la grande stampa nazionale parla poco e con toni edulcorati. Da questo viaggio è venuto fuori un bel libro (Paradiso, ESI Napoli) ricco di spunti, osservazioni, riflessioni, con incisivo taglio giornalistico, polemico e ben documentato, al quale la prefazione di Vittorio Sgarbi conferisce una chiave di lettura anticonformista e, al tempo stesso, di severa denuncia e condanna di vecchi e nuovi pregiudizi.
Se è sembrato facile e scontato a Giorgio Bocca definire il Sud come un inferno condannato alla dannazione eterna dei suoi abitanti, la risposta della cultura meridionale non si è attardata in polemiche astiose e immotivate. Ai pregiudizi non si è risposto con altri pregiudizi. Ai luoghi comuni dell'antimeridionalismo di maniera è stata data una risposta razionale, basata sui fatti, sui dati certi di una realtà economica e di una condizione civile per troppo lungo tempo lasciata marcire nell'inferno del disimpegno e dell'inefficienza dei pubblici poteri. La cultura meridionale non si è arresa di fronte al divampare dei pregiudizi leghisti e delle chiusure antimeridionali della politica ufficiale. Prima che Paglia e Sangiuliano esplorassero il paradiso nordista, dalle cui viscere profonde è stata generata la Lega tenuta insieme dal risentimento e dal rancore antimeridionale, la cultura del Sud si era incaricata, con Maria Venturini e Giovanni Russo, Antonio Ghirelli e Giuseppe Giarrizzo, Vittore Fiore e Vittorio Ciampi, Salvatore Cafiero e la SVIMEZ, Sergio Zoppi ed il FORMEZ, di tenere vive le ragioni del Mezzogiorno che non si arrende.
Ed allora, il ragionamento di Paglia e Sangiuliano è in linea con le voci più autorevoli della cultura meridionale: il Sud non è l'inferno perché il nord non èil paradiso. "Se un giorno la cultura dei pregiudizi, del sentito dire, dei luoghi comuni dovesse cedere il passo a quella dei numeri, dei fatti, ci accorgeremmo - scrivono i due ai, tori - che inferno e paradiso convivono ad ogni angolo di strade, nelle contrade e nelle grandi città, al Nord, al Centro, al Sud. E riprenderemo a parlare di politica".
Il ritorno alla politica intesa come grande e insostituibile sistema di idee e di programmi, di scelte e di comportamenti individuali e collettivi, è la misura più razionale ed appropriata per recuperare il senso della morale pubblica, completamente smarrita in questi ultimi anni.
La crisi profonda del Paese non consente moralismi a basso costo né giustifica l'egoismo ed il razzismo che la Lega nordista cavalca e che prefigura una Italia debole e rissosa che ci porta lontano dall'Europa. In tutti i Paesi industriali esiste il divario tra Nord e Sud in termini economici e sociali. In nessun altro Paese dell'Occidente viene messo in discussione, come nel Nord di Bossi e di Miglio, il valore dell'unità nazionale, condizione necessaria perché l'Italia, e con essa il Mezzogiorno, possano integrarsi nell'Europa.
Sarebbe operazione squallida negare che esiste un gap economico del Mezzogiorno nei confronti del resto del Paese. E se non giova a nessuno individuare responsabilità storiche antiche e fallimenti politici recenti, èfuorviante non riconoscere che sono da ricercarsi al Nord, in talune consorterie industriali non meno fameliche delle fameliche clientele meridionali, le cause delle devastanti degenerazioni che hanno condotto, al Nord come al Sud, ai disastri attuali sia in politica che in economia.
Le vicende di questi ultimi tempi hanno smontato l'ultimo teorema leghista: il malaffare non è privilegio dell'inferno meridionale. Il perverso intreccio politica-malaffare, la corruzione pubblica, l'occupazione impropria delle istituzioni sono guasti diffusi al Nord come al Sud, in paradiso e nell'inferno.
E se oggi il Nord scopre nel leghismo la ricetta per sconfiggere i guasti prodotti dalla partitocrazia, allo stesso modo come nel Sud il laurismo alla fine degli anni 150 si ergeva ad alfiere di una riscossa meridionale contro il potere dei partiti romani - occorre precisare che la sudditanza più ferrea del potere economico ai potentati politici è stato più forte proprio al Nord. Il grande capitale del Nord, protetto e sostenuto dai potentati politici, ha potuto mettere le mani sulla ricostruzione, ha creato concentrazioni editoriali, grandi holdings televisive, ristrutturazioni industriali con i finanziamenti destinati al Sud. Ha potuto riversare sulla pubblica amministrazione, proprio qualche mese fa, 1400 dipendenti della Olivetti: quando queste iniziative parlamentari favorivano gli interessi del Sud venivano giustamente bollate come operazioni clientelari. Ha protestato Bossi? e la grande stampa? "In pochi gridano allo scandalo"! La nostra denuncia del leghismo come grave pericolo per la politica di sviluppo del Mezzogiorno trova ampia conferma nelle argomentazioni di Ciro Paglia e Gennaro Sangiuliano. E noi siamo lieti di condividere questa impostazione ("la Lega è nata e si è cimentata intorno ad un polo aggregante, l'antimeridionalismo") e di sottolineare l'esigenza di contrastare con le idee ed i comportamenti il dilagare di sentimenti di rifiuto e di condanna della politica meridionalista.
Al contrario, è necessaria una più forte ed incisiva iniziativa politica perché l'egoismo leghista non delegittimi ulteriormente la causa del Mezzogiorno, problema centrale della democrazia italiana. Per avviare questa nuova fase del meridionalismo attivo noi riteniamo che si debba riscoprire il valore etico della politica, i temi forti di un impegno civile più rigoroso.


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