Marzo 2008

Da pompei a ponte milvio
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I lucchetti dell’amore?
Hanno duemila anni
Adalberto Biasiotti
 
 
 

La tradizione
ha già occupato
le pur fredde terre della Russia, e un ponte nella città di Mosca è decorato da questi lucchetti.

 

Certamente sono molti i lettori che utilizzano i lucchetti come serratura mobile, per la protezione dei propri beni. Non tutti però sanno che nel corso dei millenni il lucchetto ha saputo assumere un significato traslato, divenendo simbolo di devozione e di fedeltà.
Negli ultimi tempi, un libro di Federico Moccia e un’altrettanto popolare canzone di Tiziano Ferro hanno fatto sì che i lucchetti diventassero, nell’immaginario giovanile, una testimonianza di amore non trasgressivo. I lucchetti applicati sui lampioni di Ponte Milvio ne sono la prova più evidente, ma in questo articolo desideriamo accompagnare i lettori in una carrellata per il mondo intero, e nel corso dei millenni, che dimostra come questo significato traslato sia molto più antico di quanto non si creda.
Ricordiamo innanzitutto che il lucchetto è un antichissimo strumento di sicurezza, come dimostrano i numerosi lucchetti trovati negli scavi di Pompei, che testimoniano un’eccezionale abilità dei fabbri di epoca romana imperiale. Oggi le rovine di Pompei sono ancora protette da lucchetti, che per evidenti motivi sono stati realizzati in tempi recenti e hanno specifiche caratteristiche di sicurezza antiscasso.
Un’altra testimonianza del significato traslato del lucchetto, come prova di devozione, si ha nell’usanza, assai diffusa in Persia, di applicare lucchetti alle grate delle tombe dei santoni islamici. Il ruolo di questi lucchetti è esattamente lo stesso degli ex voto, che ancora oggi sono popolarissimi nei principali santuari italiani e stranieri.

Cominciamo dall’Estremo Oriente, dove la tradizione di applicare lucchetti, da parte delle coppie di innamorati, risale ad almeno due secoli fa.

Lungo la Grande Muraglia cinese sono numerose le testimonianze lasciate dagli innamorati in visita, che spesso hanno aggiunto un fiocchetto rosso, segno di buon augurio, al proprio lucchetto. Vi è un’isola, nel vasto territorio della Cina, posta ai piedi delle montagne dello Huang Shang, dove addirittura al lucchetto dell’amore è stato dedicato un monumento. Tutto attorno gli innamorati non hanno mancato di applicare centinaia e centinaia di lucchetti, sui quali è scritto o inciso il loro nome, come pegno d’amore eterno.
La tradizione vuole che gli innamorati, una volta serrato il lucchetto, gettino via la chiave; essi non potranno più separarsi, finché non la ritroveranno.
Centinaia di lucchetti sono applicati anche sulle inferriate del ponte di Kobe, in Giappone, chiamato anche ponte di Venere e più noto per essere il ponte sospeso più lungo del mondo, che offre una spettacolare veduta sulla città.
Un’identica tradizione è in vigore anche in città ben più moderne. Ad esempio, la torre radio di Tianjin, a 120 chilometri da Pechino, è stata immediatamente utilizzata dagli innamorati come struttura per l’applicazione dei lucchetti dell’amore.
Giova a questo proposito ricordare che gli innamorati sono soliti scegliere delle località particolarmente suggestive per praticare questa insolita testimonianza di amore.
Anche se non ho ancora a disposizione documenti fotografici, alcuni amici mi hanno informato che la tradizione ha già occupato le pur fredde terre della Russia, e un ponte nella città di Mosca è decorato da questi lucchetti.
La tradizione risale ad almeno un secolo fa anche a Pécs, in Ungheria, con un’origine alquanto diversa, dal momento che i capi famiglia erano soliti applicare un lucchetto ad un’inferriata ogni volta che nasceva un erede: tanti maschi, tanti lucchetti. Oggi questa tradizione si è perduta e sono ancora una volta gli innamorati a farla da padrone.
Anche i Paesi baltici hanno adottato questa usanza con entusiasmo, come dimostra un ponticello sul parco principale della città di Riga, in Latvia, che è letteralmente sommerso dai lucchetti lasciati dagli innamorati. La lunga occupazione sovietica delle repubbliche baltiche è testimoniata dal fatto che molti lucchetti hanno iscrizioni in caratteri cirillici.

Prima di arrivare in Italia, una breve sosta oltre Atlantico, in una suggestiva cittadina del Nevada, della quale ben si può dire che “nomen omen”! Questa cittadina si chiama infatti Lovelock (lucchetto dell’amore) e ha pensato bene di sfruttare il suo nome posizionando dei grandi cartelli lungo le autostrade americane, ad uso degli innamorati: chi si ferma per un breve soggiorno in città, che peraltro non ha molto da offrire, riceve in dono un lucchetto dell’amore da applicare ad una cancellata che il lungimirante sindaco ha fatto installare nel parco principale della città.

Ma torniamo in Italia. Anche se la maggior parte dei lettori ha sentito parlare di lucchetti dell’amore solo nell’ultimo anno, vale la pena di ricordare che fin dagli anni Trenta del Novecento i militari in servizio nelle caserme alpine di Brunico e di Bressanone solevano agganciare un lucchetto alle inferriate del ponte quando terminavano il servizio militare. Il lucchetto era quello che solitamente chiudeva l’armadietto con i vestiti e gli effetti personali.
A questa stessa tradizione si deve il fatto che, a Firenze, già da una cinquantina di anni, gli allievi ufficiali che si congedano dalla Scuola di Sanità sono soliti applicare i lucchetti su qualsiasi appiglio disponibile sul Ponte Vecchio.
La tradizione negli ultimi dieci anni è stata prontamente ripresa dai turisti, che hanno però scelto, per l’ancoraggio del lucchetto, una struttura un poco più critica, da un punto di vista strutturale ed estetico: l’inferriata che circonda il monumento a Bernini, che si trova proprio in mezzo a Ponte Vecchio.
L’assessorato alla cultura del Comune di Firenze non ha visto di buon occhio questa iniziativa e ha dato precisi ordini per la rimozione immediata dei lucchetti, che in certi casi arrivavano a compromettere la stabilità dell’inferriata. Un’associazione di artigiani fiorentini, guidata da un fabbro, si è incaricata di asportare regolarmente i lucchetti apposti all’inferriata, ma questa iniziativa non è stata sufficiente per tenere sotto controllo il fenomeno, tant’è che i lucchetti hanno continuato a moltiplicarsi su tutti gli appigli del ponte.
Quando il ponte è stato “saturato”, la tradizione si è spostata nella vicina Loggia del Porcellino e i lucchetti sono comparsi su una storica statua in bronzo, che rappresenta un cinghiale.
Se è vero che all’amore non si può porre freno, chi potrebbe impedire agli innamorati di applicare all’inferriata della tomba di Giulietta, simbolo dell’amore che supera ogni ostacolo, anche a costo della morte, una testimonianza del proprio amore?
Anche il freddo popolo lombardo non è esente da questa usanza ed ecco che nel Parco Sempione, nel centro di Milano, alle inferriate del ponte delle Sirene già da qualche tempo hanno cominciato ad apparire i lucchetti degli innamorati. In Liguria, l’ormai celeberrimo muretto di Alassio non poteva non attirare l’attenzione degli innamorati, che hanno pensato bene di applicare su un braccio di un tubo metallico che affiora dal muretto una miriade di lucchetti.
Naturalmente, il caldo cuore napoletano non poteva non essere coinvolto in questa “amorevole” iniziativa ed ecco sul lungomare cittadino hanno cominciato già da un paio d’anni ad apparire lucchetti, che sono particolarmente suggestivi quando inquadrati sullo sfondo del Vesuvio.

Parliamo di Ponte Milvio. In realtà, come abbiamo accennato in precedenza, è stato proprio il ponte romano a far conoscere in tutta Italia la tradizione dei lucchetti dell’amore, ed è probabilmente proprio da questo ponte che la tradizione si è diffusa in altre città italiane. Oggi addirittura si fermano pullman di turisti che acquistano lucchetti da venditori improvvisati e li applicano sui lampioni, dopo avere scritto il proprio nome.
Anche se l’usanza è indubbiamente piacevole, lo straordinario numero di lucchetti che sono stati applicati sui lampioni ha portato a cedimenti strutturali e un paio di lampioni non hanno retto alla pressione. Ecco perché il presidente della circoscrizione ha dato precise istruzioni per asportare i lucchetti, ma è stato abbastanza lungimirante da predisporre una struttura alternativa, in modo da conciliare le esigenze di tutela dello storico ponte con il desiderio degli innamorati di lasciare una testimonianza perenne (quasi!) del loro legame.
La tradizione, tra l’altro, ha avuto anche un primo riflesso non trascurabile. In molti hanno cominciato a interessarsi al mondo dei lucchetti, che esiste ormai da duemila anni, e i visitatori della mostra che è stata organizzata alla fine del 2007 nel castello di Ostia antica hanno potuto apprezzare un oggetto di altissima fattura artigianale, com’è appunto il lucchetto, in un contesto antropologico e storico che ne ha fatto meglio comprendere il grande valore storico e tradizionale. Ai lucchetti, tra l’altro, è dedicato, unico in Europa, un Museo Storico, sulle colline di Parma, dove un collezionista locale, Vittorio Cavalli, in poco più di mezzo secolo ha costituito una straordinaria e originalissima raccolta di migliaia di serrature provenienti da ogni angolo del mondo e di diverse epoche.

 

   
   
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