Comunicato Soci del 29/04/2018

“Lo smobilizzo delle azioni messe in vendita dai Soci è avvenuto nel tempo sempre senza difficoltà – a parte qualche piccolo ritardo in alcuni periodi – attraverso gli acquisti che sul mercatino interno altri Soci o non Soci, che entravano ex novo nella compagine Sociale, realizzavano.

Il mercato interno delle azioni sin dal novembre 1999 è stato disciplinato da un SSO – Sistema di Scambi Organizzato – in adempimento degli indirizzi forniti da Consob nel dicembre del 1998. Il Sistema di Scambi Organizzato era volto a dare regole oggettive agli scambi fissando un rigido ordine cronologico che un’apposita procedura informatica s’incaricava di dare agli ordini  di acquisto ed a quelli di vendita. Gli scambi avvenivano al prezzo di emissione fissato dall’Assemblea.

Per dare ancora maggiore trasparenza e più stringenti  regole  a tale mercato, ma anche per introdurre una limitata flessibilità al prezzo degli scambi al fine di renderli più fluidi,  il Consiglio approvò nel corso del 2013 le c.d. “Regole interne per la negoziazione delle azioni emesse dalla Banca”,  che non mancò di sottoporre all’attenzione della Consob. Tali “Regole” entrarono in vigore a gennaio 2014 e prevedevano la categoria delle azioni c.d. “liquide”, costituite dai preesistenti piccoli possessi azionari e dalle nuove azioni acquistate entro un determinato limitato numero. Alle richieste di smobilizzo di tale categoria di azioni veniva data precedenza, utilizzando sia le disponibilità provenienti dai nuovi acquisti, sia – in mancanza – una parte appositamente segregata della Riserva per acquisto di azioni proprie e sino al suo esaurimento.

Nelle Policy e nelle comunicazioni formali consegnate ai sottoscrittori di azioni “liquide”, i limiti degli impegni assunti dalla Banca sono stati sempre chiaramente riportati.

Il mercato interno in tal modo è stato, come detto innanzi, in buon equilibrio fra richieste di acquisto e offerte  di vendita.

Poi questo equilibrio si è rotto!

Le cause sono state ampiamente analizzate, ma se necessario qui le riassumo. Tutte hanno creato una sorta di barriera psicologica all’investimento in azioni delle banche, fra cui la nostra.

Su un Sistema bancario già provato dalla crisi economica, sia in punto redditività, sia in punto aumento dei crediti deteriorati, sono intervenuti fatti nuovi di notevole impatto.

Verso la fine del 2015, infatti, è stata recepita nell’ordinamento italiano la BRRD (Direttiva sulla risoluzione delle banche) che ha stravolto le vecchie prassi con cui erano sempre state risolte, senza danni per nessuno, le crisi di singole banche. Con la BRRD è stato introdotto il c.d. “bail in”, con i conseguenti commenti dei media volti spesso ed esageratamente ad amplificarne la portata e poi sul finire del 2015 è intervenuta la c.d. risoluzione delle famose quattro banche, in cui le nuove regole volute dall’Europa hanno trovato sostanziale applicazione.

Dell’eco mediatico e delle speculazioni politiche che sono seguite, abbiamo trattato in altra circostanza.

L’effetto finale, che ancora non è stato superato, è consistito nella rottura dell’equilibrio fra la domanda e l’offerta delle azioni, che, come detto innanzi, aveva fin lì assicurato il buon funzionamento del mercato.

La Banca, nel rispetto degli impegni assunti nelle “Regole”, ha fatto fronte al riacquisto delle azioni “liquide”, ma si è poi dovuta fermare quando ha esaurito le disponibilità segregate della Riserva per acquisto delle azioni proprie.

La situazione di stallo che si è determinata vede la Banca nella impossibilità di risolvere il problema, se non operando per dare alla gestione connotati di correttezza e redditività.

E’ successo con le azioni delle banche – fra cui la nostra – niente di più di quanto abbiamo visto accadere sul mercato immobiliare in cui le richieste di vendita, specialmente per un certo tipo di beni, anche in presenza di prezzi flettenti non trovano acquirenti disposti a comprarli, senza che se ne comprendano pienamente le ragioni.

Questo esempio può essere utilizzato anche per mettere a fuoco la differenza fra “valore” e “prezzo” e per, fornire così i chiarimenti richiesti da un Socio.

Il “valore” delle azioni di un’azienda e quindi anche della Banca Popolare Pugliese è un concetto che può avere diverse declinazioni: si può parlare di valore patrimoniale quando si assume a riferimento solo il patrimonio dell’azienda, diverso è il valore quando insieme al valore patrimoniale si considerano le prospettive reddituali dalla stessa azienda; diverso ancora è il valore quando si tiene conto anche dell’andamento del settore di appartenenza dell’azienda. Le diverse declinazioni del concetto di “valore” sono materia di studio degli esperti di Economia Aziendale. Il “prezzo”, invece è l’importo che, indipendentemente dal “valore”, crea equilibrio fra domanda ed offerta e che in periodi di mercato in cui prevalgono le vendite rispetto agli acquisti può differire anche non poco dal “valore” nella accezione  su riportata.

E’ come se un immobile ha un “valore” (costituito dal costo sopportato per realizzarlo o dal prezzo pagato in precedenza per acquistarlo o da parametri per metro quadrato comunemente riconosciuti dal mercato) che, per quanto giustificato, rischia di essere solo teorico, visto che può differire anche sensibilmente dal prezzo che il possibile acquirente è disposto a pagare per quell’immobile in quel momento.

In futuro le cose possono cambiare e quanto è accaduto negli anni passati stanno a ricordarcelo.”