Lettera sulla scoperta del Brasile (1 maggio 1500)

Una croce di stagno per l'indio americano




Pero Vaz de Caminha



E oggi, che è venerdì, primo giorno di maggio, siamo scesi a terra di mattina, con la nostra bandiera; e siamo andati a sbarcare a monte del fiume, verso sud, dove ci era sembrato che sarebbe stato meglio piantar la croce, affinchè potesse esser vista meglio. Lì, l'Ammiraglio indicò il luogo dove scavar la buca per piantarla. Mentre stavano scavando, lui e tutti noi andammo a prendere la croce, scendendo a valle, fin dove si trovava. La portammo da lì con i religiosi e sacerdoti che andavano avanti cantando, come in processione. Piantata la croce, con le insegne e lo stemma di Vostra Altezza, prepararono l'altare lì ai suoi piedi. Disse la messa padre fra' Henrique, la qual fa cantata e concelebrata da quelli già menzionati. Ad assistere alla messa con noi, ci furono circa cinquanta o settanta indiani, inginocchiati, come noi. E quando arrivò il momento del Vangelo, così come noi ci alzammo in piedi, con le mani levate, pure loro si alzarono con noi e levarono pure le mani, restando così fino al termine, per poi tornare a sedersi come noi. E all'Elevazione, quando noi ci inginocchiammo, si misero tutti con le mani levate, così com'eravamo noi, e tanto quieti che, assicuro a Vostra Altezza, ci suscitò molta devozione. Alcuni di loro, poiché il sole era già alto, mentre facevamo la comunione, si alzarono, mentre altri rimasero e stettero lì. Uno, uomo di cinquanta o cinquantacinque anni, restò lì con quelli che erano rimasti. Costui, mentre così stavamo, ne chiamava altri ancora. E andando fra di loro e parlando, indico col dito l'altare e poi puntò il dito verso il cielo, come se stesse dicendo qualcosa di bene; almeno, noi così lo abbiamo interpretato.
Finita la messa, il padre si tolse i paramenti e rimase col camice, e così salì su di una sedia che stava accanto all'altare. Di lì ci fece un sermone, parlando del Vangelo e degli Apostoli che si festeggiano oggi, e, alla fine del sermone, parlò anche del proseguimento di questo vostro viaggio tanto santo e virtuoso, cosa che aumentò in noi la devozione. E, finito il sermone, poiché Nicolau Coelho aveva con sé molte croci di stagno col Cristo crocifisso, che gli erano rimaste dall'altro viaggio, pensarono che fosse cosa buona metterne una al collo di ciascuno. Per far questo il padre fra' Henrique sedette ai piedi della croce e lì mise al collo di ognuno una croce, legata a un filo, dopo avergliela fatta baciare con le mani alzato. Ne vennero molti per far questo, tutte, e furono distribuite tutte, circa quaranta o cinquanta. A questa gente non manca altro, affinché diventi tutta cristiana, che capirci, perché apprendevano a far quello che ci vedevano fare, facendo esattamente come noi Tal che sembrò a tutti noi che non hanno alcuna idolatria né culto. E sono certo che, se Vostra Altezza mandasse qui qualcuno che resti fra di loro piú a lungo, saranno tutti condotti al volere di Vostra Allezza. E perciò, se dovesse venir qualcuno, non trascuri Vostra Altezza di mandare subito un chierico per battezzarli, perché allora avranno già più conoscenza della nostra fede, grazie ai due deportati che rimarranno qui fra loro e che oggi si sono anch'essi comunicati.

Morale della Conquista

Gli uomini venuti dal cielo

Per Colombo? Contro Colombo? Il dibattito è aperto a livello planetario: investe non soltanto le aree del Nord, del Centro e persino del Sud dell'America, dove i discendenti dei pellerosse inveiscono contro il navigatore genovese, ritenuto una specie di cavallo di Troia del colonialismo europeo selvaggio e brutale, ma anche le aule scolastiche e universitarie e le case editrici, insieme con i principali centri culturali del mondo. Di conseguenza, dopo le prime furibonde reazioni alle celebrazioni del cinquecentesimo anniversario della scoperta dell'America, si hanno ora interventi più pacati, sereni, "scientifici". L'ultimo contributo in questa direzione è il volume "Columbus", pubblicato a Oxford, University Press: autore, lo storico Felipe Fernandez-Armesto, il quale si schiera apertamente e senza condizioni dalla parte dell'esploratore italiano e della nuova civiltà sviluppatasi dopo l'approdo delle caravelle.
Per lo studioso oxfordiano, il problema di un'innocenza o di criminalizzazione degli uomini che attraversarono l'oceano non va per nulla discusso: "Gli europei non sentono il bisogno di affermare la loro identità accusando i barbari di essersi sostituiti a Roma. I cinesi non emettono giudizi morali sulle differenze tra i Ming e i Manciù". Nelle Americhe invece è guerriglia diffusa e aperta tra gruppi e individui singoli, come Fidel Castro il quale, figlio di un immigrato dalla penisola iberica, si è proclamato "indigeno americano ad honorem". Un conflitto che, "come tutte le grandi incomprensioni umane, èalimentato dal mito".
Sostiene Giuseppe Canessa che il libro di Fernandez-Armesto è tutto proteso verso l'obiettivo di sfatare questo mito, che l'autore scompone in diverse facce, smontandole ad una ad una con incalzanti argomentazioni. Eccole. "E' falso prima di tutto che la nuova società coloniale si basò sul genocidio". Quella che lo stesso Fernandez-Armesto chiama "catastrofe demografica" venne provocata non da atti scellerati dei conquistadores, ma da un declino naturale determinato da un fatto semplice, quanto tragico: "Mai prima il sistema immunitario di tanti milioni di persone era stato all'improvviso penetrato da tante malattie estranee e fatali". Gli spagnoli vengono descritti dall'autore come poco meno che dei santi. "La corona spagnola e i suoi servitori erano immutabilmente impegnati a preservare i popoli indigeni del Nuovo Mondo [ ... ]. Lo stesso Colombo disse al suo primo luogotenente che suo dovere primario era aver cura degli indiani e non permettere che gli accadesse o gli fosse fatto alcun male".
"L'esperienza coloniale fu un disastro per gli indigeni non a causa, ma nonostante la politica di una classe di dominatori imperiali costretta a fronteggiare tanti problemi imprevisti e nuovi".
Altra faccia del mito è nella convinzione che il Nuovo Mondo, fosse un paradiso in terra, incontaminato fino all'arrivo del navigatore genovese. Al contrario, quando Cristoforo Colombo venne a contatto con gli Arawak delle Bahamas e delle Grandi Antille, "quel popolo vulnerabile era già condannato dal feroce imperialismo dei vicini Caribi". E' per questo che gli Arawak accolsero gli equipaggi delle caravelle cantando: Venite a vedere gli uomini venuti dal cielo.
Negli anni successivi ogni conquista spagnola fu il risultato di interventi abilmente orchestrati in guerre tribali già in atto, sullo sfondo di spaventose crudeltà "endogene". I cronisti del tempo raccontano inorriditi che la consacrazione del principale tempio della capitale degli Aztechi venne "solennizzata" col sacrificio umano di ottantamila persone: un vero e proprio genocidio. Huyana Capac, capo degli Inca, pochi anni prima dell'arrivo degli spagnoli aveva fatto gettare nelle acque del lago Yahuarcocha i corpi di ventimila Caranqui: erano stati tutti per tempo sgozzati. Gli imperialisti locali erano dunque ben più scellerati di quelli d'importazione.
Canessa sottolinea che d'avvocato difensore di Colombo e della Hispanidad [ ... ] non nega che la colonizzazione provocò stravolgimenti ecologici", ma garantisce e assicura anche che non si tratto di "apocalisse pianificata", come sostengono oggi i contestatori delle celebrazioni colombiane. Anzi, gli occupanti iberici erano innamorati della natura delle Americhe, e addirittura ne esageravano "il potenziale utopico". Colombo ed Hernan Cortes "erano entrambi devoti eli San Francesco d'Assisi". Il primo appariva di frequente in tonaca francescana, mentre l'altro "sognava un ordine serafico per la Chiesa in Messico". Nessuno scempio, dunque, ma venerazione per le bellezze dell'Eden che avevano scoperto. "L'arte e la letteratura del mondo coloniale erano una storia continua dell'impatto della natura americana sull'immaginazione romantica, Nasceva, in altre parole, una "cultura squisitamente eclettica".
Ma come metterla con la distruzione dei simboli delle civiltà preesistenti? L'autore risponde che i conquistadores commettevano, sì, peccati di vandalismo, ma si dedicavano anche con amore alla conservazione dei valori locali. Da una parte davano alle fiamme la massima parte dei libri divinatori dei Maya, dall'altra "mostravano un rispetto unico per le culture antiche che stavano per svanire, tentando di registrarne la storia e le realizzazioni in modo sistematico. La moderna etnologia scientifica fu inventata nel sedicesimo secolo in Messico". E i fiumi di sangue versato? E tutte le battaglie per spodestare e piegare gli indigeni? Fanno parte anche loro del mito, secondo l'opinione dello storico oxfordiano, che in alcuni momenti raggiunge punte di vero e proprio trionfalismo. "In realtà - commenta Canessa - la resistenza degli indiani tu scarsissima, tranne che in alcuni focolai, come i territori di confine Maya, la Florida, il Cile del Sud e fra i nomadi del settentrione della Nuova Spagna. Ma se ci fosse stato un movimento generalizzato di lotta anticoloniale, come in Algeria per intenderci, non sarebbero bastate forze spagnole così esigue, un sottile velo disteso su un immenso continente". La conquista era quasi dappertutto e quasi sempre "soft": si serviva dell'approccio pacifico dei missionari e di un metodo che otteneva la sottomissione attraverso la persuasione, vale a dire dopo "lunghe e laboriose trattative con gli indiani su un piano di parità". Si delineo in questo modo una Pax Hispanica che fu "sorprendentemente vasta e profonda": nel periodo di massima estensione, la legge spagnola veniva obbedita dal Canale di Beagle fino al Missouri settentrionale, dentro i confini "di un impero senza precedenti, il più grande creato con una tecnologia pre-industriale".
Dunque, per Fernandez-Armesto è sommamente ingiusto che le piazze americane con al centro una statua del navigatore europeo siano teatro di proteste contro lo "stupro" sociale e ambientale al quale Colombo e i suoi marinai avrebbero aperto le porte. In realtà, sostiene l'autore, da civiltà che emerse non era nell'insieme un'imposizione aliena, ma una creazione dei popoli americani con un contributo esterno". Niente violenza, ma connubio. In America Latina, gli indiani e i loro discendenti di sangue misto sono ancora oggi la maggioranza della popolazione. "Le chiese simili ad alveari continuano la tradizione pre-colombiana di innesti religiosi nella cultura. La Madre della Terra degli indiani sopravvive nella Vergine di Guadalupe".
Che di più? Se il tempo sana le cicatrici della storia...


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